Perché è importante avere un sito web, anche se hai già Facebook e la scheda Google

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Perché è importante avere un sito web, anche se hai già Facebook e la scheda Google

Un’attività che vuole clienti nuovi ha bisogno di un sito.

Anche con la pagina Facebook piena di foto. Anche con la scheda Google e le sue stelline.

Perché è importante avere un sito web, se c’è già tutto il resto? Il motivo principale sta in una riga: il sito è l’unico posto online che è tuo.

La pagina Facebook e la scheda Google sono spazi in prestito. Funzionano, finché chi li possiede non cambia le regole.

In breve, il sito ti serve perché:

  • ti trova chi non ti conosce ancora, anche nell’elenco di pagine sotto la mappa;
  • chi ti ha visto su Google o sui social spesso ci va a controllare, prima di chiamarti;
  • risponde alle domande dei clienti anche quando sei chiuso;
  • è il posto giusto dove mandare la pubblicità e contare le richieste;
  • è tuo: le regole le decidi tu, non una piattaforma.

Lo scrive una web agency, e capisco se ti fidi poco. Per questo ogni motivo qui sotto ha la sua fonte, compreso il caso in cui il sito può aspettare.

Hai già Facebook e la scheda Google: cosa ti dà il sito in più

Chi ti trova su Google Maps vede il nome, le stelle, gli orari e il pulsante per chiamare.

Per una pizzeria a cento metri da casa a volte basta. Per quasi tutto il resto no.

Chi cerca un idraulico vuole sapere se ripari anche le caldaie, se vieni il sabato, in che zone lavori.

Chi cerca un dentista vuole capire chi sono i medici e come si prenota la prima visita.

Nella scheda puoi elencare i servizi. Lo spazio per spiegarli con calma, con i prezzi indicativi e le risposte ai dubbi di ogni giorno, lì non c’è.

Il sito è anche il posto dove la gente va a controllare.

BrightLocal, una società che studia come si cercano le attività locali, nel 2026 ha chiesto a circa mille consumatori americani cosa fanno dopo aver letto recensioni positive.

Il 54% va a vedere il sito dell’attività, più di quanti vanno di persona in sede.

Il dato è americano, il gesto lo conosci. Se il sito non c’è, quella persona torna all’elenco e guarda il prossimo.

Poi c’è l’indirizzo. Quello del sito lo stampi sul furgone, sui biglietti da visita, sul menu, e resta lì anche se domani Facebook ti blocca la pagina.

Vale a una condizione: il dominio, cioè il nome del sito (per esempio latuaattivita.it), deve essere intestato a te. Come controllarlo lo spieghiamo nella guida su come scegliere la web agency giusta.

Cosa fa la scheda Google da sola, e dove si ferma

La scheda Google è la tua attività su Google e su Google Maps, quella che una volta si chiamava Google My Business.

È gratis e va sistemata prima del sito: il telefono si chiama con un tocco, le indicazioni portano in sede, orari e recensioni sono lì.

Per le concessionarie abbiamo scritto come farla bene nella guida al Google Business Profile per concessionarie, e quasi tutti i consigli valgono per ogni attività.

La scheda Google sul telefono e il sito sul computer, collegati tra loro
La scheda ti fa trovare, il sito spiega cosa fai.

Per decidere chi mostrare sulla mappa, Google guarda soprattutto tre cose: pertinenza, distanza ed evidenza.

La pertinenza è quanto la scheda corrisponde a ciò che la persona cerca, la distanza è quanto sei vicino. L’evidenza è quanto sei conosciuto.

Secondo la guida di Google sui risultati locali, l’evidenza si basa anche sul numero di siti web che rimandano alla tua attività e sulle recensioni.

«Quindi se faccio il sito salgo sulla mappa?»

Non è detto, e diffida di chi te lo promette. Google non lo scrive da nessuna parte.

Il sito ti aiuta in altri due modi.

Ti fa comparire nell’elenco di pagine sotto la mappa: chi cerca «quanto costa lo sbiancamento dei denti» trova pagine che spiegano, e una può essere la tua.

E aiuta la scheda: Google scrive che può ricavare la categoria della tua attività anche dal tuo sito.

C’è poi un limite che pochi considerano: la scheda non è tua. Google può sospenderla o disattivarla se pensa che non rispetti le sue regole.

Nel forum di Google dove i titolari chiedono aiuto si leggono titoli come «Perché la mia attività è stata disattivata nonostante sia regolarmente registrata».

Sito web o pagina Facebook: cosa fa ciascuno

I social servono a farti vedere da chi ti segue già. Con la pubblicità, anche da chi abita in zona.

Un post vive qualche giorno, poi scivola giù e nessuno lo ritrova più.

E chi non ha un account, aprendo la tua pagina, spesso si trova davanti la richiesta di accedere.

Quante persone vedono i tuoi post senza pagare lo decide Meta, l’azienda di Facebook e Instagram. Già nel 2018 aveva annunciato che le pagine delle attività ne avrebbero viste di meno.

Le regole di Meta prevedono anche che una pagina possa essere limitata o rimossa.

Quel giorno anni di foto e di post se ne vanno con la pagina. Sul sito sarebbero rimasti.

I social restano utili quando portano le persone sul sito. Con la pubblicità si vede subito: un’inserzione che porta a una pagina di vendita fatta apposta ti dà richieste che puoi contare, una che porta al profilo qualche «mi piace».

Come si impostano le campagne lo trovi nella guida alla pubblicità su Facebook e Instagram per aziende.

«Va bene, ma il sito ce l’hanno tutti?»

Tra le aziende più strutturate, tre su quattro. Nel 2025 lo aveva il 76,5% delle imprese italiane con almeno 10 addetti, secondo l’indagine Istat su imprese e tecnologie digitali.

Vuol dire che, con ogni probabilità, qualcuno dei tuoi concorrenti il sito ce l’ha già. E quando un cliente nuovo cerca quello che fai, la telefonata la riceve chi si fa trovare.

Se lavori a Salerno o in provincia, quanto costa e quanto ci vuole per farlo lo trovi nell’articolo sulla realizzazione di siti web a Salerno.

Se la tua scheda oggi porta a Facebook, o a niente, guarda come lo facciamo noi. Nella pagina il sito per la tua attività ci sono il prezzo e i passi per partire.

Anche ChatGPT consiglia le attività, e legge i siti

Poi c’è un motivo nuovo.

Qualcuno ormai chiede un consiglio a ChatGPT, o a un altro assistente AI, invece di cercare su Google. Scrive cose come «un idraulico a Salerno che viene il sabato» o «un dentista per bambini in zona».

Nella stessa indagine di BrightLocal, chi usa questi strumenti per farsi consigliare un’attività locale è passato in un anno dal 6% al 45%. Anche qui, consumatori americani.

Per rispondere, ChatGPT cerca sul web e mostra i link alle fonti: lo ha spiegato OpenAI nel 2024, presentando la ricerca dentro ChatGPT.

Un assistente può raccontare solo quello che trova scritto. Se servizi, zone e orari stanno sul tuo sito, ha qualcosa da dire su di te.

Se non ci sono, è più facile che parli di chi li ha scritti.

Le piattaforme cambiano le regole: i siti gratuiti di Google spenti nel 2024

Fino a qualche anno fa Google costruiva un piccolo sito gratis partendo dalla scheda. L’indirizzo finiva in business.site.

Dal 5 marzo 2024 quei siti sono stati spenti. Fino al 10 giugno 2024 chi li apriva veniva mandato alla scheda, poi trovava una pagina di errore.

La guida di Google che lo annunciava oggi si legge solo nella Wayback Machine, l’archivio che conserva le pagine vecchie.

Un banco su una piattaforma incrinata accanto a un piccolo negozio solido con la chiave nella porta
Lo spazio degli altri può cambiare le regole. Il tuo dominio resta tuo.

Chi aveva stampato quell’indirizzo su volantini, biglietti da visita o adesivi in vetrina si è ritrovato con un indirizzo morto.

Nessuno gli ha chiesto niente: la piattaforma era di Google, e Google ha deciso.

Anche un sito tuo, però, va tenuto vivo. Succede di trovare schede Google che portano a un indirizzo che non risponde più: un errore di battitura, un dominio scaduto, un sito rimasto alla versione di prova.

Cosa cerca sul sito il cliente di un’attività locale

Ogni mestiere ha le sue domande, e il sito serve a rispondere prima che il cliente le faccia al telefono:

  • Il ristorante: il menu con i prezzi, le foto vere dei piatti e della sala, il modo di prenotare.
  • Il parrucchiere: i servizi, un’idea di quanto si spende, la prenotazione senza telefonare.
  • L’officina: revisione, tagliando, gomme e climatizzatore, le marche che segui, se c’è l’auto di cortesia.
  • Lo studio dentistico: chi sono i medici, che cure fa, come si fissa la prima visita.
  • Il B&B: la prenotazione diretta, che ti fa risparmiare le commissioni dei portali.

Ogni risposta è una pagina, o un pezzo di pagina.

E lavora per te anche alle undici di sera, quando sei chiuso e il cliente ti cerca dal divano.

Cosa mettere, dalla prima schermata ai pulsanti per chiamare e scrivere su WhatsApp, lo abbiamo raccolto in un articolo a parte: cosa deve avere il sito di un’attività locale.

Quanto costa avere un sito e tenerlo acceso

Il costo ha due parti.

La realizzazione si paga una volta. A farla salire sono le funzioni, più della grafica: le prenotazioni, il negozio online, i collegamenti con altri programmi.

Poi ci sono le spese che tornano ogni anno. Il dominio, l’hosting, cioè lo spazio su internet dove il sito vive, e la manutenzione, se la affidi a qualcuno.

Le cifre ballano parecchio. Per farti un’idea guarda quelle raccolte da ProntoPro per un sito web a Salerno, il sito dove si chiedono preventivi agli artigiani.

Qualunque fornitore scegli, chiedi che le spese di ogni anno siano scritte a parte. Così il secondo anno non ti arriva un canone a sorpresa.

Il nostro prezzo non è un segreto: lo leggi nella pagina del sito per la tua attività, prima ancora di sentirci.

Quando il sito può aspettare

Ci sono casi in cui il sito può aspettare.

Se lavori solo con clienti fissi e il passaparola ti riempie l’agenda. Se fai un solo servizio che si spiega in una riga. Se non cerchi clienti nuovi.

Lì una scheda Google curata, con orari, foto e recensioni, può bastare per un po’.

Su Reddit, in una discussione tra italiani che vendono siti ai negozi, qualcuno scrive che a un negozio bastano orari, indirizzo e menu. Per un bar di quartiere è vero.

Due cose, però, falle subito.

Registra il dominio a tuo nome, così nessuno lo prende al posto tuo. Puoi farlo da solo con servizi come Aruba o Register.

E metti online almeno una pagina con chi sei, dove sei, gli orari e i contatti, così chi tocca «Sito web» sulla scheda trova qualcosa.

Il momento in cui il sito non può più aspettare di solito arriva da solo. Arriva quando vuoi clienti fuori dal giro di sempre, quando hai più servizi da spiegare, quando i concorrenti della tua zona il sito ce l’hanno e tu no.

Se ti sei riconosciuto in una di queste frasi, la risposta è quella della prima riga: il sito ti serve. Da dove si parte, e quanto si spende, lo vedi nella pagina il sito per la tua attività.

Domande frequenti

Se ho la scheda Google mi serve anche il sito?

Se vuoi clienti nuovi, quasi sempre sì. La scheda ti fa trovare e chiamare, il sito spiega i servizi e ti fa comparire nei risultati sotto la mappa.

Google mi aveva fatto un sito gratis: che fine ha fatto?

I siti gratuiti creati dalla scheda Google, quelli con l’indirizzo che finisce in business.site, sono stati spenti dal 5 marzo 2024. Dal 10 giugno 2024 danno errore. Se quell’indirizzo è ancora stampato sui tuoi biglietti o sul furgone, va cambiato.

Per avere un sito serve la partita IVA?

Per aprire un sito no. Se però il sito è di un’attività con partita IVA, il numero va scritto nella home page, anche se il sito non vende niente. Lo ha chiarito l’Agenzia delle Entrate nel 2006.

Quanto costa mantenere un sito web all’anno?

Le spese che tornano sono tre: il dominio, l’hosting e, se la affidi a qualcuno, la manutenzione. Quanto pesano dipende dal fornitore e da cosa comprende il canone, per questo vanno scritte a parte nel preventivo. Le nostre le trovi nella pagina il sito per la tua attività.

ChatGPT può creare un sito web?

Può scrivere testi e codice di una pagina, e aiutarti a fare una prima bozza. Registrare il dominio, mettere il sito online, sistemare privacy e cookie e tenerlo aggiornato restano lavori da fare, da solo o con qualcuno. E le informazioni vere sulla tua attività, servizi, zone, orari, deve dargliele qualcuno che la conosce.

Un sito gratuito su Wix o su piattaforme simili va bene?

Per cominciare può andare. Nella versione gratuita, però, l’indirizzo ha dentro il nome della piattaforma e, se un giorno cambi strumento, lo perdi. Meglio un dominio tuo fin dall’inizio, anche con un sito semplice.

Un indirizzo online che resta tuo

Nella pagina del sito per la tua attività vedi come lo costruiamo, cosa ti consegniamo e quanto costa.

Scopri cosa ti consegniamo

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