Cosa deve avere un sito web di un’attività locale? Otto cose. Eccole, nell’ordine in cui le cerca chi lo apre dal telefono:
- una prima schermata che dice cosa fai, dove sei e quando sei aperto;
- telefono, WhatsApp e indicazioni che funzionano con un tocco;
- una pagina per ogni servizio importante;
- foto vere, recensioni e qualche prezzo;
- le stesse informazioni della scheda Google;
- pagine che si aprono in fretta;
- il lucchetto dell’HTTPS e un dominio a nome tuo;
- partita IVA, informativa privacy e banner dei cookie.
La grafica viene dopo. Qui sotto le vediamo una per una. In fondo c’è la lista da spuntare con il telefono in mano.
Se invece ti chiedi ancora se il sito ti serve, parti da perché è importante avere un sito web.
Indice dei contenuti di questo articolo
ToggleCosa deve trovare in cinque secondi chi apre il sito dal telefono
Chi apre il tuo sito di solito ti ha appena trovato su Google o su Maps, e ha una domanda precisa.
Nella prima schermata, quella che vede prima di scorrere, servono quattro cose:
- chi sei e cosa fai, detto con le parole dei clienti;
- dove sei;
- quando sei aperto;
- un pulsante per contattarti.
«Officina meccanica a Pastena: tagliandi, revisioni e gomme» funziona.
«Passione e professionalità dal 1990» non dice niente a chi ha la spia accesa sul cruscotto.
Google, poi, legge e classifica i siti partendo dalla versione che si vede sul telefono. Dal luglio 2024 un sito che dal telefono non si apre non entra più nemmeno nei risultati.
Fai la prova con il dito, come un cliente. Se per trovare il numero devi allargare la pagina con due dita, va rifatto.
Gli orari, con chiusure e orari estivi, scrivili come testo e non dentro un’immagine: così li legge anche Google.
Chiamare, scrivere su WhatsApp, arrivare: i contatti a un tocco
Un numero scritto ma non collegato, su molti telefoni, va copiato a mano nell’app per chiamare.
Qualcuno lo fa. Molti passano al risultato dopo.
Per questo il numero va reso cliccabile.
Se il sito è fatto con WordPress ed Elementor, lo strumento con cui se ne disegnano le pagine, si fa così:
- Apri la pagina con Elementor e clicca sul pulsante del telefono.
- Nel campo Link scrivi tel: seguito dal numero con il prefisso +39 e senza spazi, per esempio tel:+390891234567.
- Premi Aggiorna.
Dal telefono, toccando il pulsante, adesso parte la chiamata.

Accanto al telefono metti WhatsApp. Molti clienti preferiscono scrivere, e lo fanno anche alle dieci di sera.
Il collegamento si scrive https://wa.me/ seguito dal numero con il 39 davanti, senza + e senza spazi.
Se i messaggi diventano tanti, si gestiscono con risposte automatiche: ne parliamo nell’articolo sul WhatsApp marketing per aziende.
Per arrivare in sede basta un pulsante «Indicazioni» che apre Google Maps sulla tua scheda. Apri la scheda su Maps, tocca «Condividi» e copia il link.
È più leggero della mappa incorporata e non crea problemi di privacy: il perché è nella parte sui cookie.
Il modulo di contatto, infine, va tenuto corto.
Come si scrive campo per campo è nella guida al modulo di contatto.
«Tutto qui? Tre pulsanti?»
Sì, ed è la parte che porta le telefonate. Il resto serve a farti trovare e a convincere chi ti ha trovato.
Se il tuo sito oggi questi pulsanti non li ha, guarda come li mettiamo noi. Nella pagina del sito per la tua attività c’è anche il prezzo, scritto in chiaro.
Una pagina per ogni servizio, e per le zone solo se hai qualcosa da dire
La home page non può rispondere a tutte le ricerche.
Chi cerca «sostituzione caldaia Salerno» vuole una pagina che parla di caldaie: cosa è compreso, i tempi, le foto di lavori veri e un pulsante.
Ogni servizio importante merita una pagina sua, con un titolo scritto con le parole dei clienti.
Sono queste pagine a comparire nei risultati di Google sotto la mappa.

Con le zone serve più attenzione.
Molti siti hanno una pagina per ogni paese, tutte uguali tranne il nome: «idraulico a Baronissi», «idraulico a Fisciano», «idraulico a Mercato San Severino».
Google la chiama abuso di doorway, cioè pagine fatte solo per farsi trovare.
Nelle sue norme contro lo spam cita proprio le pagine create per città diverse che portano tutte allo stesso posto.
Fai una pagina per una zona solo se lì hai qualcosa di diverso da dire: una sede, lavori fatti con le foto, orari diversi. Altrimenti scrivi una volta sola i comuni in cui lavori.
Le pagine e le parti di un sito web, con i loro nomi
Chi ti fa il sito usa parole come header e footer. Ecco cosa vogliono dire, dall’alto in basso:
- L’intestazione (header): la striscia in alto con il logo, il menu e, da telefono, il pulsante per chiamare.
- Il menu: le voci che portano alle pagine. Poche, con i nomi che userebbe un cliente, come «Servizi» o «Dove siamo».
- La home page: la pagina principale, quella della prima schermata.
- Le pagine dei servizi: una per ogni lavoro importante.
- Chi siamo: chi c’è dietro l’insegna, con le foto delle persone vere.
- Contatti: telefono, WhatsApp, indirizzo, orari, indicazioni e il modulo.
- Il piè di pagina (footer): la striscia in fondo con indirizzo, partita IVA e i link a privacy e cookie.
Recensioni, foto vere e prezzi: le prove che convincono
Chi non ti conosce cerca prove.
Le foto sono la prima: la tua sede, il tuo team, i lavori finiti. Quelle di repertorio prese da internet si riconoscono subito.
Le recensioni sono la seconda. Mostrane alcune sul sito e metti un link alla tua scheda, dove il cliente le legge tutte e ne lascia una nuova.
«Se le metto sul sito, mi escono le stelline gialle su Google?»
No.
Dal 16 settembre 2019 Google non mostra più le stelle per le recensioni che un’attività pubblica su se stessa, anche se le prendi da Google con un widget.
Le recensioni sul sito servono a chi legge. Ed è già tanto.
I prezzi sono la prova che danno in pochi. Non serve il listino completo: basta un «a partire da» per i servizi principali.
Toglie di mezzo le telefonate di chi cercava altro e porta quelle di chi è già convinto. Un parrucchiere scrive quanto costa una piega, un’officina il tagliando, un dentista la prima visita.
Le stesse informazioni della scheda Google
Il sito e la scheda Google devono raccontare la stessa attività.
Sul nome Google è preciso: chiede che sia quello reale, lo stesso dell’insegna, del sito e della carta intestata.
Per indirizzo, telefono e orari non scrive una regola. Tienili comunque identici ovunque: un orario diverso tra sito e scheda è un cliente che arriva e trova chiuso.
Dalla scheda si collega di solito la home. Se hai più sedi, ogni scheda va collegata alla pagina della sua sede.
C’è poi un aiuto che Google legge e il cliente non vede: i dati strutturati per le attività locali.
Sono poche righe nascoste nel codice che dicono a Google nome, indirizzo, telefono e orari.
Google non promette di usarli, ma per una sede fisica conviene averli. Con un plugin come Rank Math si impostano senza scrivere codice.
Come curare la scheda lo spieghiamo nella guida al Google Business Profile per concessionarie, che vale per quasi ogni attività.
Veloce sul telefono
Un sito lento perde le persone prima ancora che lo vedano.
La causa più comune sono le foto caricate così come escono dal telefono: pesano parecchi megabyte l’una e la pagina si carica a scatti.
Vanno ridotte e salvate in un formato leggero. I passaggi sono nella guida su come ottimizzare le immagini per la SEO su WordPress.
Per sapere com’è messo il tuo sito usa PageSpeed Insights, lo strumento gratuito di Google. Apri questo indirizzo nel browser:
https://pagespeed.web.dev/Nella casella in alto incolla l’indirizzo del tuo sito e premi Analizza.
Dopo meno di un minuto vedi due schede, Dispositivi mobili e Desktop. Guarda quella del telefono: sotto il punteggio c’è l’elenco delle cose da sistemare.
Un punteggio in rosso, cioè sotto 50, è un buon motivo per chiamare chi ti ha fatto il sito.
Il lucchetto dell’HTTPS e un dominio a nome tuo
Apri il tuo sito dal telefono e guarda la barra degli indirizzi.
Se accanto all’indirizzo c’è il lucchetto, il sito usa l’HTTPS: i dati che le persone scrivono, per esempio nel modulo, viaggiano protetti. Il certificato che lo attiva si chiama SSL.
Se manca, Chrome lo dice chiaro. Da luglio 2018, con la versione 68, segna come «Non sicuro» tutti i siti senza HTTPS.
Chi legge «Non sicuro» ci pensa due volte prima di lasciarti il suo numero. Se il lucchetto non c’è, chiedi a chi gestisce l’hosting di attivarlo.
Poi il dominio, cioè l’indirizzo del sito. Deve essere intestato a te, e con lo stesso nome conviene avere anche l’email: [email protected] si ricorda meglio di un indirizzo Gmail.
Come controllare a chi è intestato lo spieghiamo nella guida su come scegliere la web agency giusta.
Infine, il sito va tenuto aggiornato. WordPress, il tema e i plugin ricevono aggiornamenti, e servono copie di sicurezza conservate fuori dal sito.
In regola: partita IVA, privacy e cookie
È la parte che nessuno ha voglia di leggere. La faccio semplice.
Se hai la partita IVA, il numero va scritto nella home page, anche se il sito non vende niente.
Lo ha chiarito l’Agenzia delle Entrate con la risoluzione 60/E del 2006.
Dal 2027 le regole dell’IVA passano in un nuovo Testo unico: per la tua situazione senti il commercialista.
Se il sito raccoglie dati, per esempio con il modulo, c’è il GDPR, il regolamento europeo sulla privacy.
In pratica serve un’informativa completa, con un link accanto al pulsante del modulo.
Poi i cookie, i piccoli file che i siti salvano nel browser di chi li visita.
Le linee guida del Garante della privacy del 2021 dicono che quelli che non servono a far funzionare il sito vanno accettati prima.
Il banner è l’avviso che chiede se accetti i cookie. Per il Garante:
- chiuderlo con la X equivale a rifiutare;
- scorrere la pagina non vale come consenso;
- il banner non va riproposto prima di sei mesi, a meno che cambi qualcosa.
La mappa di Google incorporata e i video di YouTube possono portare cookie di Google appena si apre la pagina. Con un banner fatto bene restano bloccati finché il visitatore non accetta.
Se vendi online ai consumatori c’è anche l’accessibilità, cioè un sito usabile da chi ha una disabilità, obbligatoria dal 28 giugno 2025. Il decreto italiano esenta le microimprese che forniscono servizi.
Secondo la nostra lettura, un sito vetrina senza vendita online resta fuori. Nel dubbio chiedi al tuo avvocato o al consulente per la privacy.
La lista da controllare sul tuo sito
Prendi il telefono, apri il tuo sito e controlla una voce alla volta:
| Cosa controllare | Come capire se va bene |
|---|---|
| Prima schermata | Senza scorrere si capisce cosa fai, dove sei e come contattarti |
| Telefono | Toccando il numero parte la chiamata |
| Un pulsante apre la chat con il tuo numero | |
| Indicazioni | Un pulsante apre Google Maps sulla tua sede |
| Orari | Sono scritti come testo, con chiusure e orari estivi |
| Pagine dei servizi | Ogni servizio importante ha una pagina con titolo, dettagli e pulsante |
| Zone | I comuni serviti sono scritti una volta, senza pagine tutte uguali |
| Foto e recensioni | Foto tue, recensioni vere, link alla scheda Google |
| Scheda Google | Nome, indirizzo, telefono e orari uguali a quelli del sito |
| Velocità | PageSpeed Insights su Dispositivi mobili non segnala immagini troppo pesanti |
| Lucchetto | Accanto all’indirizzo c’è il lucchetto, nessun «Non sicuro» |
| Dominio | È intestato a te o alla tua attività |
| Partita IVA | È scritta nella home page |
| Privacy e cookie | C’è il link all’informativa vicino al modulo e un banner con il pulsante per rifiutare |
Allora, quante voci passa il tuo sito?
Se più di tre non vanno, conviene rimettere mano al sito prima di spendere un euro in pubblicità. Altrimenti paghi per portare persone su una pagina da cui non riescono a chiamarti.
Se preferisci partire da un sito che le passa già tutte, nella pagina il sito per la tua attività vedi com’è fatto il nostro e quanto costa.
Domande frequenti
Quante pagine deve avere il sito di un’attività locale?
Una home page con le informazioni essenziali, una pagina per ogni servizio importante, una pagina contatti con orari e indicazioni e l’informativa privacy. Per molte attività vuol dire fra le cinque e le dieci pagine.
Come si chiamano le parti di un sito web?
In alto c’è l’intestazione, o header, con logo e menu. In fondo c’è il piè di pagina, o footer, con indirizzo e link legali. In mezzo ci sono le pagine: home, servizi, chi siamo e contatti.
Quanto costa creare un sito per la propria attività?
Dipende dalle pagine e dalle funzioni, come prenotazioni o vendita online, più che dalla grafica. Per farti un’idea dei prezzi di mercato leggi l’articolo sulla realizzazione di siti web a Salerno, con la fascia raccolta da ProntoPro. Il nostro prezzo è nella pagina il sito per la tua attività.
Se metto le recensioni sul sito, compaiono le stelline su Google?
No. Dal 2019 Google non mostra le stelle per le recensioni che un’attività pubblica sul proprio sito. Servono a convincere chi legge.
La mappa di Google incorporata richiede il consenso ai cookie?
Può richiederlo, perché può portare cookie di Google. Bloccala con il banner finché il visitatore non accetta, oppure usa un pulsante che apre Google Maps.
Un sito che passa la lista al primo colpo
Pulsanti a un tocco, pagine dei servizi, scheda Google collegata: nella pagina vedi cosa mettiamo nel sito della tua attività e a che prezzo.
Guarda com'è fatto




