Un modulo di contatto è il riquadro del sito dove chi ti visita scrive nome, recapito e richiesta.
Te la manda con un tocco, senza aprire la sua posta, e trasforma chi guarda il sito in una persona a cui puoi rispondere.
Spesso, però, la domanda che arriva è un’altra:
«Ho messo il modulo di contatto sul sito, ma non mi scrive nessuno. Cosa sbaglio?»
Di solito una di tre cose.
Il modulo chiede troppo, e la gente si stanca a metà. Il pulsante non dice cosa succede dopo. Oppure le richieste arrivano, ma finiscono dove nessuno guarda.
La buona notizia: sono errori che si correggono, quasi sempre senza rifare il sito.
Un modulo di contatto che funziona:
- chiede poco, solo quello che ti serve per richiamare la persona e capire cosa vuole;
- ha un pulsante che dice cosa succede dopo;
- conferma l’invio con un messaggio chiaro;
- fa arrivare subito la richiesta a chi deve rispondere, meglio se anche su WhatsApp o nel CRM, il programma dove tieni i contatti dei clienti.
Grafica, colori e animazioni vengono dopo.
Indice dei contenuti di questo articolo
ToggleChe cos’è un modulo di contatto e a cosa serve
Chi compila un form di contatto (form è la parola inglese per modulo) ti sta facendo una domanda.
Rispetto a un indirizzo email scritto in pagina, il modulo ti porta le informazioni che servono, nell’ordine che decidi tu.
Vuole sapere se l’auto è ancora disponibile, quanto costa il noleggio di un furgone per tre anni, se lo studio ha posto giovedì.
Per questo il modulo va pensato partendo da chi risponde.
Cosa deve sapere il tuo venditore o la tua segretaria per fare una telefonata utile? Quelli sono i campi, il resto si chiede a voce.
Per le prenotazioni con date e posti liberi serve invece un sistema di prenotazione, con il calendario.
Quali campi chiedere in un modulo di contatto
I campi che servono quasi sempre

Partiamo dal nome. Basta un campo solo: nome e cognome separati raddoppiano i campi senza darti niente in più.
Il telefono serve se nel tuo settore si chiude parlando.
In una concessionaria o in un’agenzia di noleggio, senza telefono la richiesta vale la metà.
L’email ha senso quando devi mandare un preventivo o un documento. Per un’officina o un dentista può restare facoltativa.
Poi una sola domanda per capire che tipo di cliente hai davanti, con risposte già scritte: «Sei un privato o hai la partita IVA?», «Hai un’auto da dare in permuta?».
Un menu a tendina o due pulsanti sì/no si compilano in un secondo, e ti dicono a chi passare la richiesta.
Il messaggio lascialo, ma facoltativo.
Aggiungi la preferenza di contatto, telefonata, WhatsApp o email: costa un clic e ti evita di chiamare chi voleva solo un messaggio.
I campi da togliere
Togli indirizzo, città, data di nascita, codice fiscale, il «come ci hai conosciuto» obbligatorio.
Ogni campo che non usi nella prima risposta è un motivo per chiudere la pagina, soprattutto da telefono.
«Ma come faccio a sapere da dove arriva il contatto, se non lo chiedo?»
Lo registri da solo, con un campo nascosto che il cliente non vede.
Salva la pagina da cui è partito e i parametri UTM, le etichette che si aggiungono ai link delle pubblicità per sapere da quale campagna arriva chi clicca.
Attenzione anche ai dati delicati.
Un messaggio libero come «descrivi il tuo problema», nel modulo di uno studio medico, raccoglie dati sulla salute.
Il GDPR, il regolamento europeo sulla privacy, li tratta con regole più strette. Meglio far scegliere il motivo da un elenco e rimandare i dettagli al colloquio.
Testo del pulsante, posizione e messaggio di conferma
«Invia» non dice niente a chi legge.
Il pulsante deve dire cosa ottiene la persona: «Chiedi disponibilità e prezzo», «Ricevi il preventivo», «Prenota la chiamata». Da due a quattro parole, con un verbo all’inizio.
Il modulo va dove nasce la domanda. Nella pagina di un’auto usata sta accanto al prezzo, non in fondo dopo dieci foto. In una pagina di vendita va dopo le prove, e si ripete in fondo.
Nella pagina di un servizio sta subito dopo la spiegazione, con il telefono e il pulsante WhatsApp vicino. Come si rendono cliccabili lo spieghiamo nella guida su cosa deve avere il sito di un’attività locale.
Il messaggio di conferma è la parte più trascurata. «Messaggio inviato con successo» non dice niente: scrivi chi risponderà, come e quando.
Per esempio: «Grazie, ti scriviamo su WhatsApp entro oggi; se ci scrivi dopo le 19 ti rispondiamo domattina». Metti solo tempi che sei sicuro di rispettare.
Ancora meglio una pagina di ringraziamento, su cui il modulo porta chi l’ha inviato. Ha un indirizzo suo, quindi con Google Analytics conti le richieste arrivate dal sito senza impostazioni complicate.
Come creare un modulo di contatto: gli strumenti
Su un sito WordPress hai due strade:
- Elementor Pro: se il sito è fatto con Elementor, il widget Modulo è già dentro. Come si usa lo spieghiamo nella guida su come creare moduli con Elementor.
- Un plugin di moduli: Contact Form 7, WPForms Lite e Fluent Forms hanno una versione gratuita.
Wix, Shopify e gli altri costruttori di siti hanno un modulo loro. Se il sito non ce l’hai, Google Moduli è gratuito e ti dà un link da mandare su WhatsApp o da mettere sui social.
Qualunque strumento scegli, metti l’etichetta visibile sopra ogni campo e i campi in una colonna sola.
Se il cliente sbaglia, il messaggio d’errore deve dire cosa correggere: «Manca il numero di telefono» aiuta, «Errore nel modulo» no.
Privacy e consenso: cosa chiede il GDPR a un form di contatto
Quando rispondi a una richiesta, la legge di solito ti permette di usare i dati perché è stata la persona a chiedere.
Nel GDPR sono le «misure precontrattuali» dell’articolo 6: i passi che fai su sua richiesta prima di un eventuale contratto, come un preventivo.
Il consenso, in quel caso, non serve.
Serve l’informativa, il testo che spiega chi usa i dati, per cosa e per quanto tempo. Basta un link ben visibile vicino al pulsante, prima dell’invio.
Per mandare offerte e newsletter, invece, serve un consenso specifico e documentato.
Il Garante della privacy lo spiega nelle sue linee guida su attività promozionale e spam.
La casella non può essere già spuntata, e non può essere una condizione per inviare la richiesta. Quindi ci vuole una seconda casella, separata, facoltativa e vuota in partenza.
Conserva la prova del consenso: data, ora, testo accettato e pagina.
Per sanità, minori o dati mandati fuori dall’Unione europea, l’informativa la deve rivedere il tuo consulente privacy.
Protezione dallo spam: honeypot, reCAPTCHA e Turnstile
Un modulo senza protezione, dopo qualche settimana, si riempie di messaggi scritti dai bot, i programmi automatici che girano per i siti. Le richieste buone si perdono in mezzo.

Il primo livello è l’honeypot, un campo trappola invisibile. Le persone non lo vedono, i bot lo compilano: se arriva pieno, l’invio viene scartato.
Non disturba nessuno, e in Elementor Pro, il programma con cui si costruiscono molte pagine WordPress, è un campo già pronto, come spiega la documentazione del widget Form.
Se non basta, aggiungi una verifica:
- reCAPTCHA v3 di Google lavora dietro le quinte e dà un punteggio al visitatore, senza chiedergli niente;
- reCAPTCHA v2 è quello con la casella «Non sono un robot» e le immagini da cliccare, che da telefono irritano;
- Cloudflare Turnstile nella maggior parte dei casi non chiede di risolvere niente, ed è quello che usiamo più volentieri.
Su WordPress Turnstile si aggiunge con un plugin gratuito, che funziona anche con Contact Form 7 e WPForms. Se usi reCAPTCHA, citalo nell’informativa.
Evita le domande matematiche e le lettere deformate da ricopiare: fermano più persone vere che bot.
Dove arrivano le richieste: email, CRM e WhatsApp
Un modulo perfetto che manda l’email alla casella sbagliata non serve a niente.
Rosaria ha un centro estetico a Perugia, e l’ha scoperto da una cliente nuova. «Ti avevo scritto dal sito tre settimane fa», le ha detto.
Le notifiche del modulo finivano nello spam di una casella aperta anni prima, che nessuno controllava più. Dentro c’erano quattordici richieste vere.
La prima regola, quindi: le notifiche vanno a un indirizzo che qualcuno legge davvero, ogni giorno, con un oggetto che si riconosce, tipo «Richiesta preventivo NLT – Mario, P.IVA».
La seconda: fai partire le email del sito da un servizio SMTP serio, cioè un servizio di posta esterno che spedisce al posto del sito.
Se partono dal server dell’hosting finiscono spesso nello spam, come avverte la stessa Elementor.
Se arriva più di qualche richiesta a settimana, l’email da sola non regge. Ogni invio dovrebbe finire anche in un CRM o in un foglio condiviso.
Ci pensa il webhook, un indirizzo a cui il modulo manda i dati appena arriva una richiesta. Da lì uno strumento come Make, che collega tra loro programmi diversi, crea il contatto e avvisa il venditore di turno. Sono i percorsi che costruiamo nel lavoro di lead generation.
Il passo che cambia di più i risultati è la velocità della prima risposta.
Chi compila un form spesso ha scritto anche ad altri.
Un messaggio WhatsApp che parte da solo pochi secondi dopo l’invio ti mette davanti a tutti. Per esempio: «Ciao Mario, abbiamo ricevuto la tua richiesta per la Golf, ti chiama Luca entro oggi».
È quello che fa Chatpilot, il nostro strumento che scrive in automatico su WhatsApp, dal tuo numero, a chi ti ha lasciato il contatto. Il resto del ragionamento è nella guida sull’ottimizzazione della conversione dei lead.
Se il tuo modulo oggi scrive a una casella che nessuno apre, sistemalo prima di ogni altra cosa.
Esempi di modulo di contatto per settore
Concessionaria auto
Il modulo più importante sta nella scheda del veicolo, accanto al prezzo. Il modello e il codice dell’annuncio li passa un campo nascosto, così il venditore sa di quale auto si parla.
Per la valutazione dell’usato fai un modulo a parte, più lungo.
Noleggio a lungo termine e autonoleggio
Nel noleggio a lungo termine la domanda che conta è il tipo di cliente: privato, libero professionista o azienda. Cambiano i documenti, le offerte e spesso il commerciale che risponde.
Per l’autonoleggio a breve termine il modulo copre i casi fuori dal solito, come i furgoni per i traslochi.
Studio professionale, medico o dentistico
Nome, telefono, motivo della richiesta da un elenco e la fascia oraria in cui richiamare. Niente campo «descrivi i sintomi».
La conferma dice chi richiama: la segreteria, non il professionista.
Un esempio di modulo di contatto, campo per campo
Prendiamo la scheda di un’auto usata sul sito WordPress di una concessionaria. Sopra il modulo, il titolo «Ti interessa questa auto?».
I campi che il cliente vede:
- Nome: obbligatorio, con l’etichetta visibile sopra il campo.
- Telefono: di tipo tel, obbligatorio, così dal telefono si apre la tastiera con i numeri.
- Come preferisci essere contattato? Tre pulsanti: WhatsApp, telefonata, email.
- Hai un’auto da dare in permuta? Sì o no.
- Messaggio: facoltativo, con un esempio che aiuta: «Es. vorrei vederla sabato mattina».
Poi i campi che il cliente non vede: modello e codice dell’annuncio, pagina di partenza, campagna di provenienza e l’honeypot.
Sotto, il link all’informativa e la casella vuota per chi vuole ricevere offerte. Il pulsante dice «Chiedi disponibilità e prezzo».
Dopo l’invio la persona arriva su una pagina di ringraziamento. Nello stesso momento il webhook manda i dati al CRM e al cliente parte il WhatsApp di conferma.
E la domanda dell’inizio, perché non ti scrive nessuno?
Compila il tuo modulo dal telefono, come farebbe un cliente, e segui la richiesta fino a dove arriva. Quasi sempre la risposta è lì.
Domande frequenti
Che cos’è un modulo di contatto?
È il riquadro di un sito dove il visitatore scrive i suoi dati e una richiesta, e la invia senza usare la sua posta. La richiesta arriva per email a chi gestisce il sito, o in un programma per i contatti.
Come posso creare un modulo di contatto gratis?
Su WordPress con un plugin gratuito come Contact Form 7, WPForms Lite o Fluent Forms. Senza sito puoi usare Google Moduli, che ti dà un link da condividere. In tutti e due i casi prova l’invio dal telefono e controlla dove arriva.
Quanti campi deve avere un modulo di contatto?
Quelli che ti servono per la prima risposta, di solito tre o quattro: nome, telefono o email, una domanda a scelta e un messaggio facoltativo.
Serve la casella del consenso privacy nel form di contatto?
Per rispondere alla richiesta basta l’informativa, con il link vicino al pulsante. Il consenso serve se vuoi usare i dati per offerte e newsletter, con una casella separata, facoltativa e non spuntata.
Perché le email del modulo contatti non arrivano o finiscono in spam?
Di solito perché il sito spedisce la posta dal server dell’hosting, senza verifica del mittente. Configura un servizio SMTP e, sul dominio, le impostazioni SPF e DKIM, che dimostrano ai servizi di posta che le email le mandi davvero tu.
Meglio reCAPTCHA o Cloudflare Turnstile?
Parti dall’honeypot, che non disturba nessuno. Se lo spam continua, Turnstile di solito dà meno fastidio a chi compila.
Chi compila il tuo modulo riceve subito un WhatsApp?
Provalo adesso: lasci nome e numero e in pochi secondi ti scrive Chatpilot, lo stesso sistema che mettiamo ai nostri clienti.
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