Ottimizzare le immagini per la SEO su WordPress: come avere foto leggere che Google capisce (guida 2026)

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Ottimizzare le immagini per la SEO su WordPress: come avere foto leggere che Google capisce (guida 2026)

Ottimizzare le immagini per la SEO su WordPress vuol dire due cose: alleggerirle perché il sito resti veloce, e descriverle perché Google capisca cosa mostrano.

La SEO è il lavoro che fa trovare un sito tra i risultati di Google. E le foto ci entrano più di quanto pensi.

In una pagina web, quello che pesa di più sono quasi sempre le foto. Lo scrive Google nella sua guida alle immagini per la Ricerca: le immagini sono spesso il fattore decisivo nella dimensione complessiva della pagina.

Tradotto: se il tuo sito è lento, la prima cosa da guardare sono le foto.

Una foto caricata così come esce dal telefono pesa diversi megabyte.

La stessa foto, ridotta e compressa, può stare sotto i 200 KB.

Le cose da fare sono quattro:

  • Il file giusto: della misura giusta, compresso, in un formato moderno come WebP o AVIF.
  • Le parole giuste: un nome del file e un testo alternativo che descrivano la foto.
  • Il caricamento giusto: il lazy loading su tutte le immagini, tranne quella in alto.
  • La strada per Google: immagini inserite come immagini vere, e presenti nella sitemap.

Scegliere il formato corretto: JPEG, PNG, WebP o AVIF

Il formato è il tipo di file, quello che leggi dopo il punto nel nome: .jpg, .png, .webp.

Il JPEG è il formato classico delle foto, il PNG quello delle grafiche con lo sfondo trasparente.

WebP e AVIF sono più recenti e, a parità di qualità, pesano meno.

WordPress accetta i WebP dalla versione 5.8 e gli AVIF dalla 6.5, purché li supporti il server, il computer su cui vive il sito.

Per controllare, nella bacheca vai su Strumenti, poi Salute del sito, scheda Info: nella sezione dei media trovi i formati che il server sa gestire.

Formati delle immagini per la SEO su WordPress: JPEG, PNG, WebP e AVIF
Formati moderni, file più leggeri.

Secondo il post ufficiale del team di WordPress sull’arrivo di AVIF, un AVIF può pesare fino al 50% in meno di un JPEG a parità di qualità.

Attenzione però: WordPress non converte da solo le foto. Se carichi un JPEG, anche le miniature, le copie più piccole che crea per le varie parti del sito, restano JPEG.

Per la conversione automatica serve un plugin, cioè un’estensione di WordPress.

FormatoQuando usarloNote pratiche
JPEGFoto, se il server non gestisce i formati moderniVa sempre compresso
PNGLoghi, grafiche con lo sfondo trasparente, screenshot (le foto dello schermo)Per le foto pesa troppo
WebPIl formato standard per foto e graficheIn WordPress dalla 5.8, letto da tutti i browser attuali
AVIFFoto grandi, dove ogni kilobyte risparmiato contaDalla 6.5, solo se il server lo supporta
SVGIcone e loghi disegnati con linee e forme, che restano nitidi a qualsiasi misuraWordPress lo blocca per sicurezza, se non usi un plugin

Il mio consiglio: WebP come standard, e AVIF quando l’hosting lo permette.

«Ma se cambio formato, Google mi vede ancora?»

Sì, Google indicizza senza problemi sia WebP sia AVIF.

Se il sito lo devi ancora fare, o vuoi rifarlo, a tutto questo possiamo pensare noi. Qui trovi i dettagli e il prezzo del sito per la tua attività.

Dimensioni e compressione delle immagini prima del caricamento

La grandezza di un’immagine si misura in pixel, i puntini che la compongono. Una foto dello smartphone è larga 4.000 pixel o più, e nessun tema la mostra a quella misura.

Dalla versione 5.3, oltre i 2.560 pixel sul lato lungo, WordPress crea una copia ridotta con «-scaled» nel nome. È una rete di sicurezza, ma 2.560 pixel restano troppi per la colonna di un articolo.

La regola pratica: prendi la larghezza a cui la foto verrà mostrata e raddoppiala, per gli schermi dei telefoni recenti.

Colonna del blog da 800 pixel? Foto da 1.600. Per un’immagine a tutta larghezza in homepage puoi arrivare a 1.920-2.400.

Pensa alla scheda di un’auto usata con trenta scatti da 5 MB l’uno: dal telefono scarica decine di megabyte e si blocca.

A 1.600 pixel, ogni foto scende a poche centinaia di kilobyte.

Compressione: quanto alleggerire senza rovinare la foto

La compressione «lossy», con perdita, toglie dati che l’occhio non nota: è quella per le foto. La «lossless», senza perdita, risparmia poco e va bene per grafiche e screenshot.

WordPress comprime le miniature, ma il file originale resta com’è. E arriva intero ogni volta che il tema chiede la foto a misura piena.

Un buon obiettivo per una foto dentro una pagina è stare sotto i 200 KB.

Controlla sempre a occhio: sulle foto di auto una compressione troppo forte si vede subito, sui riflessi della carrozzeria.

Nome del file, testo alternativo, title e didascalia

Secondo le linee guida di Google sulle immagini, Google capisce una foto da quattro cose: testo alternativo, nome del file, didascalia e testo intorno.

Titolo e nome del file

Il nome del file va deciso prima del caricamento: diventa parte dell’indirizzo dell’immagine, e WordPress lo usa anche come Titolo.

Google chiede nomi brevi e descrittivi. fiat-panda-hybrid-grigia-fiancata.webp funziona, IMG_00023.jpg non dice nulla.

Testo alternativo (alt text)

Il testo alternativo, o alt, è una frase che descrive la foto. Nella pagina non si vede: lo scrivi nel campo Testo alternativo della libreria media.

È il campo che conta di più.

Lo leggono ad alta voce i programmi per chi non vede, lo mostra il browser se la foto non si carica, e Google lo usa per capire l’immagine.

L’errore più comune è questo: il campo Titolo si riempie da solo, sembra tutto a posto, e l’alt resta vuoto.

Google porta un esempio chiaro. «Cucciolo» è un alt povero, «Cucciolo di dalmata che gioca a riportare la palla» è un buon alt.

Sulla scheda di un’auto vale lo stesso: «Fiat Panda Hybrid 2023 grigia, vista laterale sinistra». Riempirlo di parole chiave, invece, Google lo considera spam.

Un dettaglio: l’editor a blocchi copia l’alt dentro l’articolo quando inserisci l’immagine. Se poi lo correggi nella libreria, negli articoli già pubblicati va corretto a mano.

Title e didascalia

L’attributo title è l’etichetta che compare passando il mouse sopra la foto. Per Google pesa pochissimo, e sul telefono non si vede.

La didascalia è testo visibile sotto la foto, e Google la usa per il contesto. Mettila quando aggiunge qualcosa, come «Interni in pelle, 38.000 km» sotto l’abitacolo.

Lazy loading, srcset e immagini responsive in WordPress

Il lazy loading, «caricamento pigro», scarica una foto solo quando chi legge ci arriva scorrendo. Come il cameriere che porta il secondo quando hai finito il primo.

WordPress lo attiva da solo dalla versione 5.5. Dalla 6.3 lascia fuori le prime tre immagini del contenuto, che di solito si vedono già all’apertura.

Le immagini che si adattano allo schermo

Quando inserisci una foto dalla libreria, WordPress scrive nel codice l’elenco delle sue miniature, con gli attributi srcset e sizes.

Il browser sceglie la più piccola adatta allo schermo: 768 pixel sul telefono, 1.536 su un monitor grande. Dalla 6.7, con sizes="auto", guarda anche lo spazio che la foto occupa davvero.

Tutto questo funziona solo con le immagini della libreria media.

Se il tema usa una foto come sfondo CSS, il codice che decide l’aspetto della pagina, perdi misure automatiche e lazy loading. E Google non indicizza le immagini di sfondo CSS.

Capita spesso con gli slider in cima alla homepage: la foto più importante del sito resta invisibile per Google Immagini.

Le immagini della libreria hanno anche larghezza e altezza scritte nel codice, così il testo non salta mentre la foto si carica.

LCP e Core Web Vitals: l’immagine in evidenza va trattata a parte

I Core Web Vitals sono le misure con cui Google valuta quanto una pagina è comoda da usare.

Una di queste, l’LCP (Largest Contentful Paint), misura quanto tempo passa prima che compaia l’elemento più grande visibile all’apertura.

In un articolo è quasi sempre l’immagine in evidenza. Nella scheda di un’auto, la prima foto della galleria.

Quell’immagine va caricata subito, quindi senza lazy loading.

LCP e Core Web Vitals: l'immagine principale della pagina
L’immagine in alto deve caricarsi per prima.

Le analisi di web.dev sul lazy loading dell’immagine LCP, il sito di guide di Google, lo mostrano anche su WordPress. Le immagini visibili all’apertura messe in lazy loading peggiorano l’LCP.

Per questo dalla 6.3 WordPress dà fetchpriority="high", «priorità alta», all’immagine che con più probabilità è quella dell’LCP.

I guai arrivano quando più strumenti fanno lo stesso lavoro:

  • il plugin di cache, che prepara copie pronte delle pagine, aggiunge il suo lazy loading;
  • il page builder, il programma che compone le pagine a blocchi, aggiunge il suo;
  • il tema mette il logo come prima immagine, e la priorità alta va al logo.

Il risultato? La foto grande in alto aspetta il suo turno, come se fosse in fondo alla pagina.

Lo verifichi con PageSpeed Insights, lo strumento gratuito di Google che misura la velocità.

Apri il dettaglio dell’elemento LCP e guarda se nel codice c’è loading="lazy".

Se c’è, nel plugin di cache o nel page builder aggiungi quella foto alle eccezioni del lazy loading.

Preferisci un sito che nasce già con queste regole? La pagina del sito per attività locali spiega come lo facciamo e quanto costa.

CDN e sitemap delle immagini

Una CDN (Content Delivery Network) è una rete di server sparsi in tanti posti, con una copia delle tue immagini. Come una catena di magazzini: il pacco parte da quello più vicino.

Per un sito locale con poche visite non è indispensabile. Serve con tante foto, come un parco auto con centinaia di schede.

La sitemap delle immagini, oggi

La sitemap delle immagini è l’elenco delle foto del sito, nel file che Google legge per trovare i contenuti.

Nella sua documentazione sulle sitemap delle immagini Google ha tolto didascalia, titolo, posizione e licenza.

Oggi legge solo l’indirizzo dell’immagine, e la sitemap serve soprattutto per le foto che una galleria fa comparire dopo l’apertura.

Rank Math, un plugin per la SEO, le inserisce già nella sitemap. Poi la invii in Search Console, alla voce Sitemap, con l’indirizzo del sito seguito da /sitemap_index.xml.

Plugin utili per la SEO delle immagini

I plugin «locali» comprimono le foto sul tuo server e ne consumano le risorse. Quelli «in cloud» le lavorano sui loro computer, spesso con una CDN e un tetto di immagini gratuite.

Modern Image Formats è il plugin del team performance di WordPress: converte le foto che carichi in AVIF, se il server lo supporta, oppure in WebP.

ShortPixel, Imagify, EWWW Image Optimizer, Smush e Optimole fanno compressione e conversione, anche sulle foto già caricate.

E una regola vale più delle altre: usa un solo plugin per le immagini. Due plugin sulle stesse foto si ostacolano, e la prima a pagare è l’immagine in alto.

Metadati, anteprima sui social e controllo in Search Console

I metadati. Le foto del telefono si portano dietro dati nascosti: il modello, la data e spesso il punto in cui le hai scattate.

Appesantiscono il file e raccontano cose che non serve far sapere. Molti plugin di compressione hanno un’opzione per toglierli.

L’anteprima sui social. Quando qualcuno condivide la pagina su WhatsApp o Facebook, compare una foto. Con Rank Math la scegli nella scheda Social dell’articolo: se non lo fai, spesso viene presa la prima immagine della pagina.

Il controllo. In Search Console, nel rapporto Rendimento, il filtro Tipo di ricerca ha anche le immagini, come spiega la guida di Google al rapporto. Lì vedi per quali ricerche le tue foto compaiono su Google Immagini.

Checklist finale prima di pubblicare

Prima di pubblicare una pagina con delle foto, ripassa questi otto punti:

  1. Larghezza al massimo doppia rispetto allo spazio in cui la foto viene mostrata.
  2. Formato WebP o AVIF (anche convertito da un plugin) e peso sotto i 200 KB.
  3. Nome del file descrittivo, con i trattini e senza codici come IMG_00023.
  4. Testo alternativo: una frase che descrive cosa c’è nella foto.
  5. Didascalia solo se aggiunge un’informazione.
  6. Foto caricata dalla libreria media, mai usata come sfondo CSS.
  7. Niente lazy loading sull’immagine in alto, sì su tutte le altre.
  8. A pagina pubblicata, un controllo con PageSpeed Insights nella versione per il telefono.

Se gestisci tante foto, come le schede di un sito web per concessionaria auto, imposta questi passaggi una volta sola nel tema e nei plugin. Così chi carica le foto non deve ricordarsi niente.

Le altre cose che deve avere un sito, foto a parte, sono nella guida su cosa deve avere il sito di un’attività locale.

Adesso una domanda per te: sai quanto pesa la prima foto della tua homepage?

Se non lo sai, è il primo controllo da fare stasera. E se scopri che il sito è da rifare, ecco come lavoriamo e quanto costa il sito per la tua attività.

Domande frequenti

WordPress converte da solo le immagini in WebP o AVIF?

No. Accetta i file WebP (dalla versione 5.8) e AVIF (dalla 6.5) se il server li supporta, ma un JPEG caricato resta JPEG. Per la conversione automatica serve un plugin come Modern Image Formats, ShortPixel o Imagify.

Perché WordPress mi dà errore quando carico un WebP o un AVIF?

Quasi sempre perché la libreria grafica del server, Imagick o GD, non supporta quel formato. Controlla in Strumenti, Salute del sito, scheda Info, e se manca chiedi all’hosting di aggiornarla.

Il testo alternativo deve contenere la parola chiave?

Solo se descrive davvero la foto. Google chiede un alt utile e legato all’argomento della pagina, e considera spam riempirlo di parole chiave.

Quanto deve pesare un’immagine per il web?

Per una foto dentro una pagina punta a stare sotto i 200 KB, e controlla a occhio che resti nitida. Quelle in alto e a tutta larghezza possono pesare un po’ di più, ma sono le prime da alleggerire.

Devo togliere il lazy loading dalle immagini?

Solo dall’immagine visibile all’apertura, di solito quella in evidenza o la prima della galleria. Sulle altre va lasciato.

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