L’email marketing per piccole imprese funziona a tre condizioni: scrivi solo a chi ha chiesto di riceverti, da un dominio in regola, con email che servono a qualcosa.
In cambio ti dà una cosa rara: l’unico pubblico che possiedi davvero.
I follower li gestisce l’algoritmo di Instagram, il sistema che decide chi vede cosa. Le visite da Google salgono e scendono. La pubblicità la paghi ogni mese.
La lista resta tua.
Se domani cambi piattaforma, i contatti vengono con te. E nessuno decide al posto tuo chi leggerà il messaggio.
Le regole sono poche. Qui le trovi tutte, con i programmi da usare e le email da mandare.
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TogglePerché l’email marketing funziona ancora
Il vantaggio più concreto è il tempismo: con le email ti fai sentire quando il cliente ha davvero bisogno di te.
Un’azienda che riscrive a un cliente dopo due anni e mezzo di silenzio, solo per dirgli che il contratto scade, viene accolta male. Sembra che si ricordi di lui solo quando deve vendere.
La stessa azienda che scrive pochi giorni dopo la firma, per chiedere come va, trova una persona disposta a rispondere.
Il messaggio può essere identico. Cambia il rapporto costruito prima.
Consenso e GDPR: a chi puoi scrivere
È il punto dove si sbaglia più spesso.
I guai possono arrivare dal Garante della privacy, l’autorità italiana sui dati personali, e dai provider di posta come Gmail, Outlook e Yahoo.
Il GDPR è il regolamento europeo sulla privacy. Per mandare email promozionali serve il consenso del destinatario.
Deve essere libero, specifico, informato e documentato: la persona sceglie da sola, dice sì proprio a quelle email, sa cosa riceverà, e tu puoi dimostrarlo.
Lo dicono le linee guida del Garante privacy sul marketing e contro lo spam, che restano il riferimento in Italia.

Le due scorciatoie che non si possono prendere
Un indirizzo pubblico, sul sito di un’azienda, su un elenco o su un social, non ti autorizza a mandargli promozioni.
E non puoi mandare una prima email «di presentazione» per chiedere il consenso: conta anche quella come promozione non richiesta.
L’unica eccezione: il soft spam
È prevista dall’articolo 130 del Codice privacy, la legge italiana sulla privacy.
Se un cliente ti ha comprato qualcosa e ti ha lasciato l’email in quell’occasione, puoi proporgli prodotti o servizi simili. Devi averlo informato, e lui non deve essersi opposto.
Vale solo per chi ha comprato davvero. Chi ha scaricato un buono sconto non è un cliente.
Cosa vuol dire nella pratica
Quattro cose:
- una casella per il consenso al marketing nel modulo di iscrizione, separata da quella per la privacy e non già spuntata;
- la prova di ogni iscrizione: le piattaforme serie registrano data, ora e modulo di provenienza;
- un link per cancellarsi in ogni email, che funziona subito;
- mai tutti gli indirizzi in copia, perché ognuno vedrebbe l’email degli altri.
Poi c’è il doppio opt-in, l’email che chiede di confermare l’iscrizione con un clic. Ti dà una prova in più, e tiene fuori gli indirizzi sbagliati.
Come costruire la lista in modo pulito
La lista si costruisce dove i clienti ti incontrano già:
- sul sito, con un modulo semplice e un motivo per iscriversi, come le offerte del mese o i nuovi arrivi prima degli altri;
- in negozio o in studio, con un codice QR vicino alla cassa che apre lo stesso modulo;
- nelle pubblicità su Facebook e Instagram, con i moduli di Meta Lead Ads e la casella del consenso.
Se prometti «le offerte del mese» e poi scrivi tre volte a settimana su tutt’altro, la gente si cancella. E ti segnala come spam.
Il primo di quei posti è il sito, che è anche dove arriva chi clicca sulle tue email.
Perché non comprare liste
La tentazione arriva sempre: una lista di aziende della provincia a poche centinaia di euro, o gli indirizzi copiati dai siti.
Oltre a violare le regole sul consenso, è il modo più rapido per bruciare il tuo dominio, cioè fargli perdere la fiducia dei provider di posta.
Quelle liste sono piene di indirizzi morti che rimbalzano, di caselle abbandonate usate come trappole contro lo spam, di persone che ti segnalano.
Il risultato? Anche preventivi e fatture ai clienti veri cominciano a finire nello spam.
Poi ci sono le piattaforme. Mailchimp vieta le liste comprate, noleggiate o prese da fonti pubbliche. ActiveCampaign vieta quelle pagate o noleggiate, e precisa che un biglietto da visita non vale come iscrizione.
Chi viola queste regole rischia la sospensione dell’account, con dentro anche i contatti buoni raccolti in anni.
Software di email marketing: Mailchimp, Brevo e ActiveCampaign a confronto
«Ma io ho Gmail, che problema c’è?»
Gmail e Outlook non sono fatti per gli invii di massa. Non gestiscono le cancellazioni, e mettono a rischio la tua casella.
Serve un programma fatto apposta. Ecco tre dei più usati, con le funzioni controllate il 14 ottobre 2026 sui listini ufficiali di Mailchimp, Brevo e ActiveCampaign:
| Programma | Piano gratuito | Automazioni | Da sapere |
|---|---|---|---|
| ActiveCampaign | no, prova gratuita di 14 giorni | in tutti i piani; nel piano Starter fino a 5 azioni per automazione | landing page dal piano Plus; CRM con pipeline di vendita come aggiunta; SMS come aggiunta |
| Brevo | sì, fino a 300 email al giorno | anche nel piano gratuito, fino a 2.000 contatti | email, SMS e WhatsApp nella stessa piattaforma; CRM per le vendite |
| Mailchimp | sì, fino a 250 contatti e 500 email al mese | non nel piano gratuito; Essentials fino a 4 passaggi, Standard e Premium percorsi più lunghi | molto diffuso, tanti modelli pronti |
Le automazioni sono le email che partono da sole quando succede qualcosa. La landing page è una pagina fatta per un solo scopo.
Il CRM è il programma dove tieni i contatti dei clienti, e la pipeline è l’elenco delle trattative divise per fase.
Per una newsletter al mese a poche centinaia di persone basta un piano gratuito o base.
Per sequenze automatiche collegate al sito, al CRM e alle pubblicità, ActiveCampaign è lo strumento che usiamo nel nostro servizio di email marketing.
I tipi di email che servono davvero
Sono quattro. Se ne fai bene anche solo due, la lista comincia a lavorare per te.
L’email di benvenuto parte subito dopo l’iscrizione, ed è la più aperta perché la persona la aspetta. Ringrazia, consegna quello che avevi promesso, dice cosa arriverà.
La newsletter è l’appuntamento fisso: per cominciare, una volta al mese.
Meglio una newsletter mensile mandata sempre che una settimanale abbandonata dopo un mese.
Quando la lista cresce, dividila in gruppi, per esempio chi ha già comprato e chi no. A ognuno scrivi quello che gli interessa.
Le sequenze automatiche partono quando succede qualcosa, come un preventivo non confermato o un modulo compilato da una pubblicità. Ne parliamo nella guida su come convertire i lead in clienti.
I promemoria sono le email più utili, e le più trascurate.
Revisione, tagliando, fine del noleggio, appuntamento in studio: partono dalle date che hai già nel gestionale. Il CRM di una concessionaria, per esempio, conosce data di consegna e chilometri di ogni auto.
Un’ottica può scrivere un anno dopo ogni paio di occhiali: «È passato un anno, vuoi ricontrollare la vista?».
Si scrive una volta, e lavora tutto l’anno.
Dove porta il pulsante dell’email
Se l’email parla dei cappotti nuovi, la pagina mostra i cappotti, con foto, taglie e orari del negozio. Se parla del tagliando, la pagina fa prenotare il tagliando.
Senza una pagina dove arrivare, anche l’email più riuscita si ferma a un clic.
Se hai la lista ma non un posto dove mandarla, la parte che manca è il sito.
SPF, DKIM e DMARC: le regole di Google, Yahoo e Microsoft
Per un provider di posta, un’email da un dominio non autenticato è una lettera con un mittente che non si può verificare.
Il dominio è la parte dell’indirizzo dopo la @, di solito la stessa del sito: tuonegozio.it.
Si autentica con tre impostazioni scritte nel DNS, la rubrica di internet che dice dove arrivano le email e chi può mandarle:
- SPF è l’elenco dei server, cioè i computer, autorizzati a spedire per il tuo dominio: i postini che possono consegnare lettere con il tuo nome;
- DKIM aggiunge a ogni email una firma digitale che dimostra che parte da te e che nessuno l’ha modificata: il sigillo sulla busta;
- DMARC dice ai provider cosa fare con le email che non passano i controlli, e ti manda dei rapporti.
Con DMARC si parte dall’impostazione «none», cioè «nessuna», che osserva senza bloccare. Dopo aver letto i rapporti, la si rende più severa.
Cosa chiedono Gmail, Yahoo e Microsoft
Dal febbraio 2024 Gmail e Yahoo chiedono requisiti precisi a chi manda email.
Le linee guida di Google per i mittenti chiedono a tutti di autenticare il dominio con SPF o DKIM. Chiedono anche di tenere il tasso di segnalazioni di spam sotto lo 0,3%.
Vuol dire meno di 3 segnalazioni ogni 1.000 email consegnate. Google consiglia di restare sotto lo 0,1%.
Chi manda più di 5.000 email al giorno a indirizzi Gmail deve avere tutti e tre i controlli.
In più, il dominio da cui scrive deve essere lo stesso controllato da SPF o DKIM. E le email di marketing devono offrire la cancellazione con un solo clic.
Le regole di Yahoo sono quasi identiche, con le cancellazioni da rispettare entro due giorni. Microsoft ha requisiti simili per chi spedisce molte email verso Outlook.com e Hotmail.

Cosa fare se mandi poche email
Una piccola impresa difficilmente arriva a 5.000 email al giorno.
Conviene comportarsi come se ci arrivasse.
La piattaforma ti dà le righe da aggiungere, i record, da inserire nel pannello DNS di chi ti ha venduto il dominio. Se non sai dov’è, chiedi a chi ti segue il sito.
E scrivi sempre da un indirizzo del tuo dominio: le caselle Gmail o Libero non si possono autenticare per gli invii da una piattaforma esterna.
Le metriche da guardare
Il tasso di apertura, cioè la percentuale di chi apre l’email, è il numero più citato. Oggi è anche il meno affidabile.
Apple Mail e altri programmi scaricano in anticipo le immagini, così risultano aperte anche email mai lette. Usalo solo per confrontare oggetti diversi sulla stessa lista.
Contano di più i clic, e quello che succede dopo: richieste, prenotazioni, vendite.
Poi c’è la salute della lista. Gli indirizzi che rimbalzano si tolgono subito, e le cancellazioni ti dicono se scrivi troppo o cose che non interessano.
Le segnalazioni di spam sono il dato più delicato. Per Gmail le vedi in Postmaster Tools, uno strumento gratuito di Google.
Chi non apre da molti mesi va risvegliato con un’email dedicata. Se tace anche lì, lo togli.
Email leggibili da telefono
Buona parte delle email si apre dal telefono, per pochi secondi. Le regole che usiamo noi:
- una colonna sola, che si adatta allo schermo;
- testo intorno ai 18 pixel e paragrafi di due o tre righe;
- un messaggio per email, con un solo pulsante grande abbastanza per il pollice;
- la parte importante dell’oggetto nelle prime parole.
Prima di ogni invio mandati una prova e aprila sul telefono, anche in modalità scura.
E il pulsante, dove lo mandi?
Se domani mandassi un’email a tutti i tuoi clienti, dove li porteresti con quel pulsante?
Se la risposta è «sul profilo Instagram», o non lo sai, la lista può aspettare. Prima serve la pagina.
Se vuoi capire da dove partire, con la lista o con la pagina, raccontaci la tua attività: ti scriviamo su WhatsApp.
Domande frequenti
Posso mandare email promozionali a chi mi ha dato il biglietto da visita?
No, senza un consenso esplicito. Il biglietto da visita non vale come iscrizione, per le regole italiane e per piattaforme come ActiveCampaign. Chiedi a voce il permesso e iscrivi la persona con un modulo che registri il consenso.
Posso scrivere ai miei clienti senza chiedere il consenso?
Sì, con il soft spam: se hanno comprato da te e ti hanno lasciato l’email in quell’occasione, puoi proporre prodotti o servizi simili. Devi averli informati, non devono essersi opposti, e ogni email deve permettere di cancellarsi.
Perché le mie email finiscono nello spam?
Le cause più comuni: dominio senza SPF, DKIM e DMARC, invio da Gmail o Libero, lista piena di indirizzi non validi, troppe segnalazioni. Parti dall’autenticazione del dominio, poi pulisci la lista.
Qual è il miglior programma per l’email marketing?
Dipende da cosa devi fare. Per una newsletter semplice bastano i piani gratuiti di Brevo o Mailchimp, per automazioni collegate a sito e CRM ActiveCampaign offre di più.
Mailchimp è gratuito?
Sì, con il piano Free: fino a 250 contatti e 500 email al mese, al massimo 250 al giorno. Le email automatiche però non ci sono: servono i piani a pagamento, da Essentials in su.
Come si scrive un’email commerciale efficace?
Oggetto corto e concreto, con la parte importante nelle prime parole. Poi un messaggio solo, paragrafi di due o tre righe e un solo pulsante che dice cosa succede dopo il clic.
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Dicci cosa vendi e a chi. Ti scriviamo su WhatsApp entro pochi minuti e vediamo insieme da dove partire con le email.
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